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Chi spia nella tua mail

Lunedì, 16 gennaio 2012 • Categoria: Sorveglianza informatica

Tutta la nostra vita su Internet può finire nel mirino di un'autorità di polizia. Quello che scriviamo su Facebook, le nostre chat, le e-mail, il blog che curiamo. Accade decine di migliaia di volte all'anno, in Italia, a quanto risulta a "l'Espresso". Il motivo sono indagini di varia natura, ma ai cittadini non è dato conoscerne i dettagli. Le autorità e le istituzioni italiane non fanno sapere quante volte e per quali motivi hanno chiesto, a Google, Facebook e agli operatori Internet, dati e informazioni sugli utenti. Sarebbero tenuti a informare sul fenomeno, in base alla normativa europea, che è già rispettata da tutti i principali Paesi dell'Unione. In Italia no e così sono rari i casi in cui si squarcia il velo su come le indagini invadono la nostra vita sul Web. Occasione preziosa: Google pochi giorni fa ha aggiornato il proprio "rapporto di trasparenza" che traccia le richieste ricevute dalle autorità italiane. Nei primi sei mesi del 2011 sono state 934 le volte in cui volevano avere informazioni sui suoi utenti. Un boom: erano 837 volte negli ultimi sei mesi del 2010; 651 nei sei mesi precedenti Appena 550 tra giugno e dicembre 2009, che è il primo periodo rilevato.

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