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Il governo decide in extremis di difendere gli 007 per il caso Abu Omar

Domenica, 10 febbraio 2013 • Categoria: Servizi Segreti
Nel verbale conclusivo del Consiglio dei ministri di venerdì notte l’annuncio è buttato un po’ lì, tra la nomina del presidente dell’Unione Tiro a Segno e i provvedimenti per il fiume Serchio. Ma le poche righe del «punto C» dell’ordine del giorno segnano un brusco innalzamento dello scontro tra il governo Monti e la magistratura intorno a un tema cruciale: dove finisce il diritto-dovere dei giudici ad accertare la verità sui reati, e dove inizia il segreto di Stato? Conta più la caccia ai colpevoli o la sicurezza della Nazione? Tradotto in concreto, l’interrogativo riguarda la sorte degli agenti segreti del Sismi sotto processo a Milano per il sequestro dell’imam Abu Omar, sospettato di terrorismo internazionale, e rapito dalla Cia nel febbraio 2003. Ma è evidente che lo scontro va al di là del caso Abu Omar, e investe principi generali

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Pene più severe agli ex agenti Cia

Mercoledì, 29 dicembre 2010 • Categoria: Servizi Segreti

Non meritano attenuanti gli 007 della Cia responsabili della extraordinary rendition di Abu Omar. La Corte d'appello di Milano ha confermato le condanne di primo grado ma è stata più inflessibile del Tribunale perché ha revocato la concessione delle «generiche» ai 23 agenti segreti americani colpevoli del rapimento dell'ex imam di Milano, aumentando gli anni di carcere da scontare: 9, invece di 8, per Bob Seldon Lady, ex capo della Cia a Milano; 7, invece di 5, per gli altri. Quanto agli 007 italiani - secondo l'accusa «complici» degli americani - la Corte ha confermato il «non luogo a procedere» a causa del segreto di stato: prosciolti quindi Niccolò Pollari, all'epoca direttore del Sismi (ora Aise), il suo vice Marco Mancini e altri tre, mentre per Pio Pompa e Luciano Seno è stata confermata la condanna per favoreggiamento, ma la pena è stata ridotta da 3 anni a 2 anni e 8 mesi. Tutto da rifare, invece, a causa di un difetto di notifica degli atti, per Jeff Castelli, ex numero uno della Cia in Italia considerato dall'accusa la «mente» del sequestro insieme a Pollari, nonché per Betty Madero e Ralph Russomanno, prosciolti in primo grado perché coperti da immunità diplomatica. La Corte ha infine confermato la condanna (tranne per Seno e Pompa) al risarcimento di 1,5 milioni di euro in favore di Abu Omar e della moglie

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