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Dodici servizi segreti e prigioni speciali: così il regime tiene a bada i suoi oppositori

Sabato, 26 marzo 2011 • Categoria: Servizi Segreti
Una dozzina di servizi di sicurezza, con migliaia di informatori. La Guardia presidenziale e la Guardia speciale. Una rete di prigioni di massima sicurezza, con «bracci» riservati agli stranieri e quelli per gli oppositori interni. Un apparato, quello siriano, che avrebbe dovuto scorgere la tempesta o, come scrive la stampa del regime, la «nuvola passeggera». Invece i diversi Mukhabarat hanno atteso e poi reagito con l’unico sistema che sanno usare. La violenza. Hanno arrestato persino dei bambini, hanno riportato in galera gli attivisti per i diritti umani e quando la protesta è dilagata hanno usato le armi da fuoco.

LO SCARICABARILE - Esilaranti le spiegazioni delle autorità siriane. Se la sono presa con la Cnn e la Bbc, hanno descritto i dimostranti come dei «teppisti», infine si sono inventati la spiegazione più bella: non è stato il presidente Bachar Assad a ordinare di sparare sui manifestanti. Tutta colpa dei poliziotti – dunque – e dei responsabili locali. Alcuni, secondo costume, sono stati destituiti nella speranza di dirottare la rabbia sui colonnelli e non sul raìs che ha ereditato nel 2000 il potere dal padre, Hafez. Come in una satrapia orientale.

VIOLENZE DOCUMENTATE - Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno documentato – in questi anni – le violazioni compiute da parte dei servizi. Torture, uccisioni, sparizioni bilanciate con qualche rilascio e timide aperture. Un’azione che ha colpito in modo duro chiunque abbia dimostrato dissenso o si è opposto ai disegni del governo. Così è stata punita la minoranza curda, poi intere comunità di contadini contrari ad un trasferimento di massa, infine quanti hanno chiesto vere riforme democratiche. Il tutto in un clima di perenne sospetto. Con gli 007 impegnati a farsi la guerra uno contro l’altro, con frequenti punizioni e promozioni di generali, con episodi violenti mai chiariti. Bachar Assad che pure ha cercato di fare qualche apertura – accompagnata da un controllo ferreo – non ha capito fino in fondo quello che sta avvenendo. Oppure lo ha compreso molto bene ed ha deciso di reagire con il pugno di ferro. Non è per caso che la Siria è stata ribattezzata «il regno del silenzio».

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Finta roccia nasconde una telecamera. Continua la "spy war" Israele-Hezbollah

Martedì, 21 dicembre 2010 • Categoria: Spionaggio

Una roccia di colore grigio. Era incastonata su un’altura che guarda la valle libanese della Bekaa. Ma non era quello che sembrava: all’interno di un guscio in fibra di vetro, modellato come una roccia, c’era un sofisticato apparato di spionaggio. I guerriglieri filo-iraniani dell’Hezbollah hanno annunciato di averlo scoperto pochi giorni fa e ne hanno segnalato la presenza all’esercito libanese. Il sistema sarebbe stato in grado di monitorare una zona usata dai miliziani per il training e un’importante rotta seguita dai camion che portano armi dalla Siria all’Hezbollah. Nelle vicinanze è stato poi individuato un secondo apparato. Conteneva una videocamera, poteva trasmettere immagini, ricevere segnali e disponeva di un laser per “illuminare” bersagli.


GUERRA DI SPIE - La notizia della scoperta è solo l’ultimo episodio nella guerra di spie che si combatte in Libano. Da mesi l’Hezbollah e le autorità locali annunciano arresti di «talpe» al servizio di Israele. Alcune sono fondate, altre invece appaiono strumentali. I guerriglieri filo-iraniani vogliono dimostrare che il Libano è infiltrato dal Mossad, così come gli apparati di comunicazione. A cominciare dai telefoni. Una denuncia legata alla possibile incriminazione da parte del tribunale internazionale di alcuni dirigenti del movimento sciita.

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