Il prossimo conflitto scoppierà lungo le rotte di gas e petrolio
Martedì, 24 gennaio 2012 • Categoria: Attualità
Benvenuti nel pericoloso mondo dove un singolo incidente in una delle strozzature delle arterie energetiche globali potrebbe mettere a fuoco un'intera regione, far schizzare in alto il prezzo del petrolio e mettere in pericolo l'economia mondiale. Con la domanda di energia in crescita e le fonti di approvvigionamento in calo, stiamo di fatto entrando in una nuova era, l'«Era geoenergetica». E le dispute sulle risorse vitali domineranno gli affari internazionali nel prossimo futuro. Conflitti ed energia saranno ancor più legati fra di loro, dando sempre maggiore importanza ad alcuni punti geografici chiave. Primo fra tutti lo Stretto di Hormuz, che già sta scuotendo il mercato dell'energia. Collega il Golfo Persico con l'Oceano Indiano e anche se non ha l'imponenza della rocca di Gibilterra o del Golden Gate, è probabilmente il passaggio più strategico del Pianeta. Ogni giorno passano attraverso lo Stretto di Hormuz 17 milioni di barili di petrolio, il 20 per cento del greggio consumato nel mondo. Così, appena un alto esponente del governo iraniano ha minacciato di bloccare lo Stretto come risposta a un'eventuale nuova tornata di sanzioni economiche da parte di Washington, il prezzo del petrolio è salito.Spia
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Ieri l' Ue ha varato ufficialmente il pacchetto di sanzioni contro l'Iran nell'ottica delle pressioni da effettuarsi contro la Repubblica Islamica per via dell'ormai controverso programma nucleare portato avanti dagli scienziati di Teheran. Si parte dallo stop graduale delle importazioni fino al congelamento dei beni della Banca centrale iraniana e al divieto del commercio in oro, metalli preziosi e diamanti. L'Iran ha accolto la decisione dell'Ue con risentimento, annunciando nuovamente di tornare a minacciare la chiusura al traffico internazionale dello Stretto di Hormuz. In base a quanto deciso dai ministri degli Esteri dell'Ue tali sanzioni entrerebbero in vigore immediatamente stabilendo quindi un immediato stop alle importazioni di greggio e di prodotti petroliferi provenienti dalla Repubblica islamica; solamente le importazioni basate su contratti esistenti potranno continuare fino a luglio. Il primo ministro britannico David Cameron insieme ad Angela Merkel e a Nicolas Sarkozy hanno elaborato una nota comune con cui hanno chiesto ufficialmente all'Iran di sospendere "immediatamente" il suo programma nucleare. La minaccia a questo punto sembra reale: qualora l'Iran dovesse munirsi seriamente di un arma nucleare Ue e Stati Uniti non lo permetteranno, anche a costo di una guerra.

Durissimo monito della Cina agli Usa e ai suoi alleati: nel caso in cui l'Iran verra' attaccato da Washington e qualunque altro paese, Pechino entrera' subito in azione scegliendo l'opzione militare a favore di Teheran.L'ha detto il presidente cinese Hu Jintao citato da 'European Union Times', organo del Pentagono. A confermare la notizia e' stato per primo il premier russo, Vladimir Putin, che ha menzionato le parole del capo di stato di Pechino secondo cui l'unica via per fermare l'aggressione occidentale all'Iran e' quella militare; la Cina adottera' misure di rappresaglia contro ogni azione ostile alla Repubblica islamica. Le forze marine della Cina sono attualmente in stato di massima allerta dietro l'ordine dello stesso Hu Jintao, il quale secondo Fars News, in un incontro con i capi dell'esercito del suo paese ha promesso di sostenere l'Iran ad ogni costo correndo persino il rischio di entrare nella terza guerra mondiale.
Gli alleati della Nato hanno piena fiducia nel Canada, nonostante il caso di presunte rivelazioni di informazioni segrete. È l'assicurazione del ministro della Difesa Peter MacKay, da Ottawa, mentre il militare canadese accusato di spionaggio ha rinunciato all'udienza per la libertà su cauzione ad Halifax.
Nella storia dello spionaggio e in particolare nell'intercettazione di posta e documenti riservat, vi fu prima di tutti un personaggio: Cicero (nome in codice di Elyesa Bazna). Durante la seconda guerra mondiale fece la spia per la Germania nazista su incarico del Dipartimento di Controspionaggio del Reich in Turchia. Nel 1942 inizia lavorare come cameriere presso l'ambasciatore inglese ad Ankara dove fotografa i documenti segreti inglesi spiando la corrispondenza.Una spia d'antam, dallo human-touch vecchio stile, oggi ampiamente sostituito dall'high-tech. Un esempio emblematico e attuale oltre che significativo per il nostro Paese è quello di Area, un'azienda italiana con sede a Vizzola Ticino, nel varesotto, che, nel 2008, cominciò a mettere a punto un sistema software, Asfador, in grado di intercettare, leggere e catalogare tutte le mail inviate e provenienti dal territorio siriano.Ancora oggi, Area utilizza il know-how di aziende americane ed europee. L'hardware e il software per archiviare le e-mail, per esempio, arrivano da NetApp, società con sede in California, le attrezzature per leggere i network da Qosmos, con sede a Parigi, mentre quelle per connettere le linee telefoniche ai computer del centro di monitoraggio sono fornite da Utimaco, con sede in Germania. Si tratta, in tutti i casi, di aziende che non hanno equipaggiato direttamente il regime di Assad, ma che lo hanno rifornito indirettamente attraverso l'azienda italiana.
Un gruppo di hacker sta attaccando ripetutamente i siti web della borsa di Tel Aviv, della compagnia aerea El Al e di tre banche israeliane. L'attacco non è riuscito a bloccare del tutto i siti web, ma ha reso molto difficoltoso il loro funzionamento. L'offensiva informatica arriva dopo l'annuncio dato pochi giorni fa da un hacker non ancora identificato, probabilmente di origine saudita, che si presentava con il nickname "OxOmar". Gli hacker autori dell'attacco, che durante la settimana scorsa avevano messo on-line dati di migliaia di carte di credito di cittadini israeliani, sembrano avere profonde simpatie per la causa palestinese. "Hanno chiesto delle scuse per le misure di difesa di Israele" ha affermato Danny Ayalon, Vice Ministro degli Esteri israeliano, sul proprio profilo Facebook, riferendosi al conflitto israelo-palestinese. Più in generale, il governo di Tel Aviv parla dell'offensiva informatica come tassello di un piano più grande per sminuire la reputazione del paese e "minacciare la stabilità economica e la sicurezza di Israele" come ha affermato il Ministro dell'Informazione, Yuli Edelstein.



