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Come capire se si è intercettati? Una lista di controllo per le intercettazioni ambientali.

Martedì, 22 gennaio 2013 • Categoria: Intercettazioni

Le Intercettazioni Ambientali sono un problema che può essere sovrapposto a quello delle Intercettazioni Telefoniche. Una persona può avere il sospetto di essere ascoltata, ma non capire quale sia la modalità con cui le informazioni filtrano all’esterno. Le Intercettazioni Ambientali, economicamente e tecnicamente, sono molto più alla portata di Agenzie Investigative private e dei singoli di quanto non lo siano le intercettazioni sulle linee telefoniche GSM (a parte i casi di impiego di Spy Phones, acquistabili anche per meno di mille euro). Le Intercettazioni Ambientali possono rappresentare una modalità efficace per aggirare le contromisure disposte da chi protegge le proprie comunicazioni telefoniche, per esempio attraverso l’uso della crittografia. Se è impossibile decifrare una conversazione telefonica opportunamente criptata, potrebbe essere invece molto più semplice inserire dei dispositivi per l’ascolto nei luoghi in cui vengono effettuate le chiamate.

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Strage di Erba, spuntano alcune intercettazioni «fantasma» sul superteste

Mercoledì, 20 aprile 2011 • Categoria: Intercettazioni
La parola fine sulla strage di Erba sembra non dover arrivare mai. In attesa della sentenza della Cassazione sulla condanna all'ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi, prevista per il prossimo 3 maggio, continuano a sbucare altri pezzi mancanti, per un puzzle che ormai è sempre più difficile ricomporre. Sul settimanale «Oggi» Edoardo Montolli, (autore di «Il grande abbaglio» e «L'enigma di Erba», e di recente del libro-inchiesta multimediale sulla strage pubblicato su www.oggi.it) ha «scoperto» alcune intercettazioni - stranamente considerate «non utili» dai carabinieri - fatte nella stanza d'ospedale di Mario Frigerio, il supertestimone che riconobbe in Olindo il suo aggressore dopo aver prima identificato un aggressore con «la carnagione olivastra, mai visto prima».
«Mancano i suoi ricordi, il suo cervello piano piano ricorderà». Sono queste le parole dell'avvocato Manuel Gabrielli rivolge al suo assistito Frigerio il 26 dicembre 2006. È un momento chiave, visto che solo una manciata di minuti prima il superstite della strage di Erba aveva riconosciuto il suo aggressore in Olindo Romano, davanti ai pm. «In particolare - scrive Montolli sul numero in edicola mercoledì - il legale tentò di tranquillizzare il suo assistito dicendogli "vedrà che le cose si sistemano" e chiedendogli: «Ma pian piano si stan schiarendo i suoi ricordi oppure?...». E al filo di voce del teste, Gabrielli, che forse ignorava il riconoscimento di Frigerio di qualche minuto prima ma a cui evidentemente Frigerio non disse di aver fatto il nome di Olindo, rispose che il dottore, magari, «può aiutare... di sviluppare un po' i ricordi».

Microspie

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L'Italia degli spioni, le microspie dalla Polverini: spunta il giallo su una società di Claudio Lotito

Mercoledì, 13 aprile 2011 • Categoria: Intercettazioni

Microspie e veleni, il giallo del pezzo di carta che scotta. Trattasi di un documento lungo una pagina stilato dai sindacati dei vigilantes appartenenti a Cgil Cisl e Uil, ora in possesso della Digos incaricata di fare luce sulle microspie nell’ufficio del presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. L’esposto inviato per conoscenza anche alla Governatrice (la data è quella dell’8 marzo) dà conto di relazione di servizio redatta da alcuni vigilantes della società Roma Union Security, di cui Claudio Lotito patron della Lazio è socio di minoranza, che sovrintende la sicurezza del palazzo regionale in via Cristoforo Colombo a Roma.

Un documento che racconta di strane intrusioni notturne, di prelievi di chiavi dell’ufficio della Polverini, di ritorsioni nei confronti di chi non ha tenuto la bocca chiusa. Una relazione da prendere con le pinze, anche perché Lotito, rintracciato in tarda serata dal Giornale, lo definisce pieno «di inesattezze e falsità», scritto da qualcuno che «rischia seriamente di essere denunciato per calunnia perché arriva a trarre conclusioni senza sapere le cose come stanno». E come stanno le cose, Lotito lo dice subito dopo: «Io non dovrei neanche parlare perché dovrebbero parlare il presidente e l’amministratore. Comunque le cose stanno in questo modo: la società ha operato senza commettere alcun reato. E’ tutto regolare, re-go-la-re, regolarissimo. Se dico così è perché so quel che dico. Piuttosto bisogna chiedersi perché qualcuno è arrivato a scrivere certe cose.

Microspie audio

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Microspie in ufficio Polverini

Lunedì, 11 aprile 2011 • Categoria: Intercettazioni

Roma, 11 apr (Il Velino) - Microfoni, telecamere miniaturizzate, trasmettitori ed antenne: questo è quanto è stato trovato all’interno degli uffici della Regione Lazio durante dei controlli mirati effettuati nel weekend. A rivelarlo durante una conferenza stampa convocata nel suo ufficio di via Cristoforo Colombo, il presidente Renata Polverini, che ha raccontato come si è arrivati alla loro scoperta. “Ho ricevuto domenica sera molto tardi una telefonata dopo essere rientrata da Verona dove ho visitato il VinItaly. Mi è stato detto che era stata trovata una microspia nel mio ufficio". “Già appena insediata - ricorda il governatore laziale - io e il mio staff ci siamo resi conto che ci fosse la possibilità di informarsi sull’attività della Regione. In particolare sui decreti che io sottoscrivo in qualità di commissario ad acta sulla Sanità e che molto spesso vengono perfezionati, magari fino a notte tarda, nelle stanze dell’assessorato. La mattina dopo tutti lo sapevano prima ancora che io potessi informare la mia giunta". "Poi ho visto molte persone, con volti nuovi, che si aggiravano nei palazzi della Regione”. Fin da febbraio gli uffici hanno iniziato una serie di controlli. “Un primo risultato è che circa 600 badge erano stati assegnati a persone a noi sconosciute e che avevano libero accesso essendo privi di nominativo”. Da qui è stato emanato un primo ordine di servizio.
“Poi – ha proseguito Polverini - abbiamo messo sotto osservazione l’accesso all’intranet della Regione. Mi sembrava che questo sistema fosse troppo lento. Da lì abbiamo riscontrato 1.200 password in più di quelli che sono gli accessi autorizzati al sistema. Quindi è evidente che molti, prima di noi, avevano accesso ai decreti. Successivamente a queste intrusioni e ai 600 badge gli uffici hanno ritenuto di effettuare una bonifica degli uffici.


Microspia ad alta potenza

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Libia, pirata ascolta i messaggi militari dell'esercito degli Stati Uniti e li racconta in Rete

Martedì, 22 marzo 2011 • Categoria: Zone di Guerra

"Se tentate di lasciare il porto, sarete attaccati e distrutti immediatamente". Questo messaggio, indirizzato alle navi da guerra dell'esercito libico, è stato diffuso un paio di notti fa da Commando Solo, l’aereo delle forze militari americane impiegato nelle cosiddette operazioni psicologiche, azioni di propaganda progettate per influenzare l’umore del nemico condizionandone le decisioni in tempo di guerra.

Solitamente l’esercito degli Stati Uniti cerca di tenere nascoste questo tipo di informazioni. Infatti, il messaggio non è stato diffuso da ufficiali del Pentagono, ma da un pirata dell’aria che monitora le onde radio alla ricerca di notizie sulla Operation Odyssey Dawn, la missione statunitense parte dell’intervento Nzto in Libia. Una volta catturate, le informazioni vengono immediatamente cinguettate su Twitter. “ Il mio compito è ascoltare queste comunicazioni alla ricerca della verità, senza alcuna propaganda politica o militare”,  ha detto il pirata, di nazionalità olandese, a Wired.com.

Nella sola giornata di domenica, il pirata ha scoperto e rivelato i numeri di serie, le comunicazioni e i movimenti di dozzine di aerei Nato, compresi jet dell’esercito italiano in volo sui cieli della Sicilia. Come ci riesce?

Microspie

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Capire se si ha il telefono cellulare sotto controllo

Domenica, 13 marzo 2011 • Categoria: Intercettazioni

Proprio come si vedono nei film, anche nella vita reale, le nostre telefonate potrebbero essere ascoltate da orecchie indiscrete. Esistono diversi modi di mettere sotto controllo un telefono. In questo articolo analizzerò i metodi di spionaggio applicabili sui cellulari.

Il cellulare è composto di:

   1. L’oggetto in se come tastiera, antenna, display e batteria.
   2. Dalla SIM fornita dal vostro gestore telefonico.
   3. Un sistema operativo che gestisce i menù e le opzioni del vostro cellulare.

Controllo a livello Hardware: normalmente quando spengiamo il cellulare, diamo per scontato che il telefono smette di funzionare. Errore! Esistono cellulari, con le fattezze dei modelli più venduti, che hanno al loro interno una particolare configurazione hardware che gli permette di dare l’impressione all’utilizzatore normale che sia spento ma che in realtà esso continua a trasmettere.

   Cosa? Generalmente è usato per il “monitoraggio ambientale” [ascoltare quello che viene detto nelle vicinanze del cellulare], localizzazione sul territorio e trasmissione dei tabulati in uscita e in entrata.
  
Chi? Essendo questi cellulari liberamente in commercio, chiunque li può acquistare: forze dell’Ordine, agenzie d’investigazione o privati cittadini.


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Spiare gli sms della moglie è reato

Martedì, 15 febbraio 2011 • Categoria: Intercettazioni

Spiare gli sms del coniuge è stalking. Una tentazione per tanti quella di controllare il cellulare del partner, curiosità o mancanza di fiducia che in particolari condizioni può diventare reato. Quello di un marito ripreso dal questore di Treviso per l'abitudine di leggere i messaggini della moglie è uno dei casi di ammonimento registrati nella Marca e citati dal vicequestore aggiunto Roberto Dalla Rocca nel corso dell'incontro dal titolo «Stalking, quando le attenzioni diventano persecuzione» organizzato ieri mattina presso l'ospedale Ca' Foncello dall'Associazione Italiana Donne Medico di Mogliano e dall'assessorato alle pari opportunità del Comune di Treviso.

L'ammonimento è un intervento preventivo di competenza del questore che si basa sull'istanza presentata dalla persona offesa, sull'acquisizione di notizie e su eventuali testimonianze che la confermino. Dall'entrata in vigore della legge sullo stalking ad oggi sono 31 gli ammonimenti messi in atto nella Marca, 2 di questi nei confronti di donne. Lo stalking in provincia di Treviso si sta rivelando un fenomeno «in allarmante diffusione» secondo quanto affermato dal prefetto Aldo Adinolfi. Le autorità invitano a non sottovalutare questo reato introdotto introdottonel 2009.

Cellulare Spia


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Giustizia sommaria: Milano è capitale degli spioni

Martedì, 25 gennaio 2011 • Categoria: Intercettazioni

L’accanimento giudiziario contro il premier? Più che di feeling, è questione di cifre. Già, perché il feeling alla rovescia che fa sì che Silvio Berlusconi, suo malgra­do, sia il «bersaglio» preferito di alcune procure d’assalto come Milano,viene sve­lato anche dai numeri: perché proprio Mi­lano, il pool di punta della corazzata anti-Cavaliere delle toghe, è da anni al top delle classifiche per quanto riguarda il numero di intercettazioni, telefoniche e ambienta­li. Nel 2007 ne ha fatte 17.357, più del dop­pio di Roma, che si è fermata a 8.544, persi­no più di Palermo, che pure contro il Cav s’impegna mica poco.

Ma tant’è, per la causa mica si può stare a sottilizzare sulle forze in campo. E visti i frutti di certe inchie­ste, meglio pescare a strascico, ascoltan­do a tappeto conversazioni che qualcosa su cui costruire un castello d’accuse pri­ma o poi si tira fuori, il Rubygate insegna. Tanto poi, se va a finire a tarallucci e archi­viazione - vedi a Napoli le intercettazioni tra il premier e l’allora direttore generale della Rai Agostino Saccà - nessuno paga. A meno che a cambiare le cose non inter­venga il sì alla proposta di legge appena presentata dal Pdl - primo firmatario l’onorevole Luigi Vitali - che prevede l’in­troduzione del reato di «ingiusta intercet­tazione», con relativa riparazione per le vit­time e sanzioni per i giudici.

Microspie Audio

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Parlamentari fatti spiare dai pm

Venerdì, 21 gennaio 2011 • Categoria: Intercettazioni

Parlamentari spiati? Si muove il ministero della Giustizia. L’interpellanza urgente sottoscritta da 100 deputati (primo firmatario Amedeo Laboccetta del Pdl) per fare luce su un’inchiesta della procura di Napoli che - in violazione delle guarentigie parlamentari - avrebbe portato al pedinamento di esponenti politici fin dentro i palazzi della politica romana (inchiesta rivelata dal Giornale il 10 dicembre scorso), ha ottenuto il risultato sperato: un’ispezione negli uffici giudiziari partenopei. Lette le risposte a più quesiti avanzati alla procura vesuviana in relazione a modalità d’indagine intraprese dalla polizia giudiziaria degli uffici diretti dai pm Woodcock e Curcio impegnati nell’inchiesta sulla fantomatica P4, il Guardasigilli ha disposto accertamenti più che approfonditi.

Il ministro Angelino Alfano, spiega infatti Laboccetta, «ha annunciato di aver attivato le competenti articolazioni ministeriali per acquisire i dati informativi necessari a fare luce sugli aspetti critici segnalati». Come i pedinamenti, i monitoraggi fotografici di più parlamentari, le intercettazioni. «Nella sua risposta - spiega ancora Laboccetta - il ministro ha inoltre sottolineato la carenza degli elementi trasmessi dalla Procura di Napoli in particolare in riferimento alla violazione del segreto investigativo che è stato evidenziato nell’interpellanza», e che farebbe riferimento ad articoli del Fatto, della Repubblica e finanche del Giornale.

Rilevatori di microspie

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Furto d'identità, questo sconosciuto

Giovedì, 20 gennaio 2011 • Categoria: Intercettazioni

Clonazione di bancomat e carte di credito, ma anche addebiti per servizi o prodotti mai acquistati e mai richiesti, contratti mai effettuati. Sono tutti esempi di reati che derivano da quello che si chiama furto d'identità, un vero e proprio business mondiale con un giro d'affari miliardario, ma che gli italiani conoscono poco e dal quale non sanno difendersi adeguatamente.E il risultato è che nel 2010 circa un italiano su quattro ne è rimasto vittima. I dati sono contenuti in un'indagine realizzata dall'Unicri, l'organizzazione dell'Onu che si occupa di prevenzione del crimine (acronimo per United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute), per la filiale italiana di CPP, multinazionale attiva nei servizi di prevenzione dalle frodi.


È stata svolta un'inchiesta su 800 persone fra i 25 e i 60 anni, da cui si rileva una scarsa preparazione: uno su cinque non saprebbe a chi rivolgersi nel caso gli succedesse, solo il 4% si definisce molto informato sull'argomento. Nel 2010 quasi il 26% degli italiani è stato oggetto di un tentativo, riuscito o meno, percentuale che corrisponde a circa otto milioni di persone.

Rilevatori di microspie

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«Cimice» nell'ufficio del senatore leghista Alberto Filippi

Venerdì, 7 gennaio 2011 • Categoria: Intercettazioni

Scoperta una microspia nella sala riunioni dell'azienda del senatore leghista Alberto Filippi. A meno di due giorni dall'annuncio del ministro Umberto Bossi del ritrovamento, due mesi fa, di due microspie nel suo ufficio e nella sua abitazione a Roma, un altro esponente della Lega Nord ha portato all'attenzione della magistratura il ritrovamento di una «cimice». Il microtrasmettitore è stato scoperto il 22 ottobre scorso durate una bonifica ambientale periodicamente effettuata dalla proprietà, ed era nascosto all'interno di una presa elettrica che si trova nella sala riunioni della società Unichimica di Torri di Quartesolo, a pochi passi da quello che è anche l'ufficio politico del senatore. Filippi oltre a vestire i panni di politico e imprenditore da alcuni mesi è impegnato anche nelle trattative di acquisto del Vicenza calcio facendo da punto di riferimento per un gruppo di investitori asiatici.

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Bossi e le cimici: perché non ha denunciato lo spionaggio?

Mercoledì, 5 gennaio 2011 • Categoria: Intercettazioni

La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal leader della Lega Nord Umberto Bossi, che ha raccontato di aver trovato, un paio di mesi fa, delle "cimini" sia nel suo ufficio presso il Dicastero delle Riforme sia nella sua abitazione romana. Qualcuno, quindi, stava spiando il Senatur e gli inquirenti non solo vogliono capire chi ne aveva l'interesse ma anche perché Bossi non ha denunciato il fatto appena ne sarebbe venuto a conoscenza. Umberto Bossi spiega che a sospettare per prima della presenza di "cimici" fu la sua segretaria Nicoletta, perché "c'era gente che sapeva le sue cose" spiega il leader del Carroccio. "Nel dubbio abbiamo fatto fare una bonifica - spiega - Nel mio ufficio ne hanno trovata una vicino al tavolo nella presa di corrente, un'altra sul frigorifero". Nella sua abitazione presso Porta Pia, invece, "ne hanno trovate un bel po' dove ci sono i bocchettoni dell'aria calda" racconta.

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Bossi: nessuna traccia di microspie

Martedì, 4 gennaio 2011 • Categoria: Intercettazioni

Giorno 3 gennaio la Procura di Roma ha avviato un’inchiesta in seguito alle recenti dichiarazioni di Umberto Bossi, leader del Carroccio, circa il ritrovamento di alcune microspie nella sua abitazione di Roma e nel suo ufficio, fatto inammissibile.Ad allermare il Senatùr erano stati i sospetti di una persona molto vicina a lui che aveva notato come fatti, dati ed informazioni fossero a conoscenza di troppe persone, una vera e propria fuga di notizie che politici e personaggi influenti vicini al leader hanno giudicato davvero pericolosa.

A quel punto Bossi ha deciso di avvisare il Ministro degli Interni Roberto Maroni e di incaricare una ditta privata per effettuare i primi e dovuti controlli, necessari per riuscire a scovre eventuali microspie e cimici. I primi risultati delle ricerche sono negativi: non viene trovato nulla.Dopo la ditta privata interviene così anche la polizia scientifica, ma il risultato è lo stesso: nulla. Nonostante i controlli accurati, neanche l’ombra di cimici. La deduzione più ovvia degli investigatori è che se qualcuno le avesse messe, doveva essere una persona vicina a Bossi, in grado cioè di saper dei controlli in arrivo e quindi di togliere le microspie.

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Bossi: "Cimici in casa e in ufficio a Roma"

Lunedì, 3 gennaio 2011 • Categoria: Intercettazioni

Delle "cimici" sono state trovate un paio di mesi fa nell'ufficio di Umberto Bossi al ministero delle Riforme e nella sua abitazione romana, nella zona di Porta Pia. E' stato lui stesso a raccontarlo chiacchierando con i giornalisti nella notte a Ponte di Legno. Parole che hanno provocato l'apertura di un fascicolo d'inchiesta da parte della Procura di Roma.

Bossi ha detto che la sua segretaria al ministero si è insospettita perché - ha spiegato - "troppa gente sapeva quello che avevo detto solo a lei". Così sono stati fatti dei controlli "e hanno trovato una cimice nel mio ufficio al ministero e diverse nella mia casa di Roma". Non le hanno trovate a Varese, però. "Lì - ha commentato sorridendo - ho fucile da caccia e rivoltella". Il tutto è successo "un paio di mesi fa", ha precisato il ministro che ha detto di non avere idea dei responsabili. "Come si fa a sapere chi sono? - ha osservato - Sono scemi sì, ma non del tutto. Abbiamo chiamato un privato per la bonifica. Non volevo far casino, tanto un'inchiesta non trova niente. Io non volevo entrare nel casino. Sono uno che tende a minimizzare". Il segretario della Lega ha comunque avvisato il ministro dell'Interno Roberto Maroni "che ha mandato un po' di suoi uomini".

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INTERCETTAZIONI, ADDIO APPALTI: PROCURA COMPRA SOFTWARE, RISPARMI PER 20MLN

Martedì, 28 dicembre 2010 • Categoria: Intercettazioni

Nuovo software per le intercettazioni della Procura, un software di cui la stessa Procura è proprietaria e gestore, evitando così di subappaltare a ditte esterne. Un notevole risparmio economico con una maggiore tutela della riservatezza dei dati e delle inchieste, visto che gli unici che vi hanno accesso sono l'autorità giudiziaria e gli investigatori. Il nuovo "sistema tecnologico proprietario" è attivo dall'otto dicembre scorso con un nuovo Centro intercettazioni comunicazioni elettroniche (Cice) si inserisce, secondo quanto si legge in una nota diffusa da piazzale Clodio, nell'ambito di un'iniziativa che ha visto la Procura "nominata dal ministero della Giustizia polo pilota per la sperimentazione dei sistemi di intercettazione" e attua l'obiettivo "prefissato dal 18 giugno 2002 di assicurare la riservatezza delle operazioni spettanti per legge alla sola autorità giudiziaria, con l'esclusione di apparecchiature di soggetti terzi e dei relativi costi". In particolare questa novità, "finanziata dal Ministero della Giustizia ha determinato il risparmio dei costi di noleggio (delle apparecchiature) ammontanti annualmente per la sola Procura di Roma a milione e 825 mila euro; il sensibile aumento della efficienza ed affidabilità sia sotto l'aspetto della qualità e sicurezza dei dati acquisiti, sia sotto quello del supporto all'attività investigativa; l'adeguamento de sistemi di captazione e registrazione dei dati di intercettazione a quanto previsto dall'articolo 96 del decreto legislativo 259 del primo agosto 2003 (codice delle comunicazioni elettroniche) e la possibilità do applicazione dei protocolli Etsi stabiliti a livello internazionale per la ricezione delle comunicazioni elettroniche: la possibilità di estensione a tutti gli uffici giudiziari, per il tramite del Ministero della Giustizia, con conseguente abbattimento della spesa di giustizia relativa alle intercettazioni quantificabile mediamente in 200 milioni di euro annuali, risorse destinabili alla informatizzazione del processo per conseguire l'obbiettivo di un più efficiente e tempestivo servizio giustizia".

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